22|10|2009
Oltre-confine. Si discute di Albergo diffuso in Brasile
Categoria: News
Il turismo è il settore chiave dell’economia mondiale, in accordo con quanto sostengono le principali organizzazioni internazionali, in modo ufficiale, a partire dal G8 di Doha del 2001. Il Brasile è uno dei paesi in cui l’idea di uno sviluppo turistico inclusivo, coerente con la tradizione e sostenibile viene associata da poco al concetto di Albergo diffuso.
L’Università Federale del Piauì (UFPI) ha ospitato di recente la terza edizione della settimana del Turismo; si tratta di un evento sempre più importante per una realtà che vuole fare del turismo la chiave del proprio sviluppo economico. Il dottor Giovanni Minadeo e la dottoressa Chiara Dall’Acqua, entrambi volontari presso l’associazione Arbave Barro Vermelho a Parnaiba, hanno esposto al pubblico locale i modelli di “Albergo diffuso” e di “Museo diffuso”, ossia di due formule già collaudate in Italia, ma totalmente innovative in Brasile, e in generale nel continente sud-americano.
La SISAD, partner tecnico di Arbave, ha fornito le indicazioni necessarie per aiutare i partecipanti a conoscere i vantaggi, gli svantaggi e le caratteristiche del percorso di lavoro richiesto per creare un Albergo diffuso "virtuoso". Le potenzialità turistiche del litorale del Piauì sono notevoli. Si tratta di un territorio che, a differenza dei vicini stati del Cearà e del Maranhão, non è stato invaso dal fenomeno del turismo di massa e che è riuscito a conservare praticamente intatte le proprie risorse sia paesaggistiche che naturali. La possibilità adesso è quella di creare non "solo" un impresa ricettiva innovativa, sostenibile e inclusiva della popolazione, ma un processo di coinvolgimento dal basso in grado di produrre una escalation di risultati di tipo nuovo rispetto al passato, ossia un albergo diffuso virtuoso.
Quale potrebbe essere il punto di partenza? La decisione di NON privare le famiglie dei residenti di terreni o di immobili di cui sono proprietari da generazioni, ossia di non incorrere in uno degli errori più classici nei processi di sviluppo economico che prevedono - in teoria - il coinvolgimento dei locali o endogeni. Esiste un alternativa? Si. Continuare a credere agli investitori disposti a coinvolgere la comunità solo dopo averla espropriata - spesso per pochi soldi - della propria terra e quindi delle proprie radici (il fenomeno è diffuso su scala internazionale e viene chiamato "land-grabbing"). L'ingenuità è un peccato mortale; è come un fuoco su cui soffiano colonizzatori nuovi, ma non tanto diversi da quelli di un tempo.

